21 de junho de 2012

Pochi Veneti sanno che...




I VENETI
Pochi Veneti sanno che… a scrivere la storia di Roma fu un Veneto, Tito Livio.

Pochi Veneti sanno che… la vittoria dei Romani contro Annibale fu per merito dei soldati Veneti.

Pochi Veneti sanno che… i Veneti hanno salvato Roma per ben tre volte – due volte contro i Galli e la terza nella loro guerra civile

Pochi Veneti sanno che… che la prima nave con i cannoni ai lati (Galeazza) fu una loro invenzione.

Pochi Veneti sanno che… che il simbolo “@” fu inventato da loro nel XI° secolo per questioni commerciali.

Pochi Veneti sanno che… che a Treviso si trova il testo più antico al mondo di algebra, “l’Abaco”.

Pochi Veneti sanno che… il gioco del calcio veniva praticato nel territorio della Serenissima già dal XV° secolo e che esisteva un vero e proprio campionato.

Pochi Veneti sanno che… il gioco del Tennis Veniva praticato nel territorio della Serenissima già dal XV° secolo.

Pochi Veneti sanno che… i fratelli Zeno scoprirono l’America prima di Colombo, e che quest’ultimo arrivò in America grazie ad una copia di mappe Venete.

Pochi Veneti sanno che… Elena Cornaro nasce nel 1646 e fu’ la prima donna laureata al Mondo.

Pochi Veneti sanno che… Il canale di Suez fu progettato da loro nel XVII° secolo.

Pochi Veneti sanno che… la costituzione e la giustizia USA hanno copiato le leggi della Serenissima – Benjamin Franklin si intrattenne a Venezia per quasi un anno.

Pochi Veneti sanno che… il primo orologio a ingranaggi fu fatto a Padova.

Pochi Veneti sanno che… Salieri è Veneto.

Pochi Veneti sanno che… il pianoforte fu inventato a Vicenza nel XVIII° secolo.

Pochi Veneti sanno che… la parola più diffusa al modo, “ciao” è Veneta.

Pochi Veneti sanno che… “Schiavoni” erano dei soldati Dalmati e Istriani a servizio dei Veneti.

Pochi Veneti sanno che… la Repubblica Veneta esisté per più di 1100 anni .

Pochi Veneti sanno che… l’Istria e la Dalmazia sono Venete, non italiane.

Pochi Veneti sanno che… Cipro si chiamava Famagosta, ed era Veneta.

Pochi Veneti sanno che… Pietroburgo fu fatta da due architetti Veneti.

Pochi Veneti sanno che… nel 1866 diventarono italiani con l’imbroglio del referendum farsa.

Pochi Veneti sanno che… nel Congresso di Vienna del 1815 furono svenduti all’Austria.

Pochi Veneti sanno che… che l’inizio dei lori mali fu la nascita del nano corso chiamato Napoleone Bonaparte.

Pochi Veneti sanno che… che il primo Stato al mondo ad abolire la schiavitù, ufficialmente, fu la Serenissima nel XVI° secolo.

Pochi Veneti sanno che… la storia del “Fornaretto di Venezia” fu una storia inventata dai Francesi nel 1797 per giustificare la guerra contro la Repubblica Veneta.

Pochi Veneti sanno che… Galileo Galilei per scappare all’inquisizione si rifugiò in Veneto.

Pochi Veneti sanno che… il Santo patrono è San Marco.

Pochi Veneti sanno che… la parola Veneto, vuol dire popolo mite.

Pochi Veneti sanno che… più grandi artisti del Barocco e Rinascimento erano Veneti. (Tiziano, Palma il Vecchio, Giorgione, Canaletto, Tintoretto, Bellini, Mantegna, Veronese, ci vuole un libro per elencarli tutti)

Pochi Veneti sanno che… le campane suonano a mezzogiorno per la vittoria dei Veneti contro i Turchi nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571, dove si fermò l’avanzata islamica verso l’Europa.

Pochi Veneti sanno che… il famoso “Galateo” fu scritto nell’abbazia di San Eustachio del Montello a Treviso.

Pochi Veneti sanno che… hanno una vera cultura millenaria.

DOC- luca martinelli -stampa libera
DOC-STAMPA leone marciano 1700

 status de Giorgia Andreuzza.

12 de março de 2012

IL LEONE DI SAN MARCO


La simbologia del leone di san Marco deriva da un'antichissima tradizione delle Venezie, secondo la quale un angelo in forma di leone alato, avrebbe rivolto al Santo, naufrago nelle lagune, la frase: «Pax tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum.» (Pace a te, Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo.) preannunciandogli che in quelle terre avrebbe trovato un giorno riposo e venerazione il suo corpo. Il libro, spesso erroneamente associato al Vangelo, ripropone proprio le parole di benvenuto del leone e, nella maggior parte delle rappresentazioni veneziane, si presenta aperto recando solitamente la scritta latina «PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEVS»
Bisogna ricordare anche che lo stesso san Marco, rappresentato in forma di leone, è tipico dell'iconografia cristiana derivante dalle visioni profetiche contenute nel versetto dell'Apocalisse di san Giovanni 4, 7. Il leone è infatti uno dei quattro esseri viventi descritti nel libro come posto attorno al trono dell'Onnipotente ed intenti a cantarne le lodi, poi scelti come simboli dei quattro evangelisti. In precedenza questi "esseri" erano stati descritti dal profeta Ezechiele nel suo libro contenuto nella Bibbia ebraica. Il leone è associato a Marco in funzione delle parole con le quali inizia il suo Vangelo in riferimento a san Giovanni Battista:
« Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.
Come è scritto nel profeta Isaia: "ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada.
Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri". »
(Vangelo secondo Marco 1,1-3)
Il Battista vestiva nell'immaginario cristiano una pelle di leone e la frase evangelica della voce che grida nel deserto richiamava l'idea di un ruggito nel deserto.
Il leone simboleggia anche la forza della parola dell'Evangelista, le ali l'elevazione spirituale, mentre l'aureola è il tradizionale simbolo cristiano della santità.
Tuttavia il simbolo leonino esprimeva anche il significato araldico di maestà e potenza (tratto quest'ultimo sottolineato soprattutto dalla coda felina alzata), mentre il libro ben esprimeva i concetti di sapienza e di pace e l'aureola conferiva un'immagine di pietà religiosa. La spada, oltre al significato di forza, è invece anche simbolo di giustizia e difatti è ricorrente nelle rappresentazioni, antropomorfe e no, della Giustizia.
Erano dunque simbolicamente presenti tutti i caratteri con cui Venezia ama pensare e descrivere sé stessa: maestà, potenza, saggezza, giustizia, pace, forza militare e pietà religiosa.
Numerose le interpretazioni simboliche possibili riguardo alla combinazione tra spada e libro:
il solo libro aperto è ritenuto simbolo della sovranità dello Stato (numerose le raffigurazioni dei dogi inginocchiati davanti a tale rappresentazione);
il solo libro chiuso è invece ritenuto simbolo della sovranità delegata e quindi delle pubbliche magistrature;
il libro aperto (e la spada a terra non visibile) è ritenuto popolarmente simbolo della condizione di pace per la Serenissima,in realtà un falso storico perchè non è suffragato da alcuna fonte storica
il libro chiuso e la spada impugnata è invece popolarmente, ritenuto simbolo della condizione di guerra,ma è un falso storico dell 1800 ,il libro aperto e la spada impugnata sarebbe infine simbolo della pubblica giustizia.
Tuttavia tali interpretazioni non sono universalmente accettate in quanto la Serenissima non codificò mai i propri simboli rappresentati in modo assai vario. Rare, ma presenti, sono anche raffigurazioni del leone privo sia del libro, che della spada, che talvolta dell'aureola (soprattutto nella rappresentazione statuaria).
Non rare le raffigurazioni in cui il leone poggia le zampe anteriori su una terra in cui spesso compare anche una città turrita e quelle posteriori sull'acqua: tale particolare rappresentazione intendeva indicare il saldo potere di Venezia sulla terra e sul mare.
doc- stampa vettor carpaccio -leone andante 1516 -palazzo ducale
doc- il leone di san marco -storia p.c



Mattias Von Der Schulenburg

Le Meretrici Venete del 1500



LE MERETRICI VENETE "prostitute" DEL 1500

Il mestiere della meretrice nello stato veneto era assai diffuso,basti pensare che nella sola capitale venezia nel 1509 ve ne erano censite ben 11654 con regolare permesso,di cui 210 erano cortigiane oneste (cioè coloro che offrivano i loro servigi alla classe nobile ,vivendo nel lusso come nobildonne ) poi vi erano le abusive.

PERCHE' LE MERETRICI VENETE PORTAVANO I CALZONI SOTTO LA GONNA ?

molti studiosi lo spiegano con motivi professionali :eclettismo di prestazioni,cosi potevano concedere prestazioni sessuali come "uomini" e come donne,non a caso le stampe dell'epoca che raffigurano le meretrici con i pantaloni dimostrano che si trattava di un abito tipico ,che più di un travestimento ,consisteva quasi di due abiti sovrapposti,sopra alle braghe,una gonna che finiva col riprodurre un abito femminile. doc-v. palumbo doc- foto archivio arsenale venezia

Mattias Von Der Schulenburg

11 de março de 2012

San Marco il Patrono di Venezia e il suo Simbolo



Era l'828 d.C. quando la Repubblica di Venezia elevò San Marco come Patrono della Città, ecco che il leone alato diventò simbolo politico della Serenissima. E oggi è il logo indiscusso di Venezia.
Il Leone Marciano ha in Piazza San Marco la sua apoteosi, se ne contano ben quindici così collocati:
• 1 sulla Torre dell’Orologio
• 1 sull’Arcone centrale della Basilica
• 2 sul Campanile
• 1 sulla Porta della Carta assieme al Doge Foscari
• 1 nel Poggiolo di Palazzo Ducale con il Doge Gritti
• 1 nella Colonna posta sul Molo (verso Palazzo Ducale)
• 2 nella Piazzetta chiamata perciò detta dei “Leoncini”
• 4 sul sarcofago di Daniele Manin
• 2 sul cancello bronzeo della Loggetta del Campanile

IL SANTO A VENEZIA

Il 25 aprile è l'unica data rimasta per festeggiare questo Santo che è tutt’uno con la città di Venezia mentre anticamente nella Serenissima era festeggiato solennemente il 31 gennaio (dies translationis corporis) giorno dell'arrivo in città delle sante spoglie dopo l'avventuroso trafugamento da parte dei veneziani in Alessandria d'Egitto nell'anno 828 d.C.:
- Il 25 aprile (giorno del martirio e rinascita ultraterrena)
- Il 25 giugno (giorno del ritrovamento del Santo corpo)
Ritrovamento perché quando le reliquie arrivarono a Venezia fu subito eretta una chiesa in suo onore che nei secoli successivi fu più volte rifatta, sia nel 968 che nel 1094. Durante il susseguirsi dei lavori nella Basilica, si perse l'ubicazione delle reliquie e si racconta che al terzo rifacimento, il Doge Falier abbia indetto un lungo digiuno nella speranza, pregando, di ritrovarle. La leggenda vuole che durante queste preghiere si sia sgretolato un pilastro dal quale apparve un braccio di San Marco indicante l’ubicazione della sua sepoltura. Da quel momento le spoglie di San Marco furono collocate sotto l'altar maggiore, dove si trovano tuttora.

LE LEGGENDE DE EL BOCOLO
Tantissime sono le leggende legate a questo Santo venerato dai veneziani e proprio da una di queste l'usanza di regalare in questo giorno un bocciolo di rosa rossa "bocolo" alla persona amata, tradizione che nessun maschio veneziano infrange.

1) Secondo una di queste, durante la fortissima mareggiata che, come narra Marin Sanudo, colpì Venezia nel febbraio del 1340, un barcaiolo riparatosi presso il ponte della Paglia fu invitato a riprendere il mare da un cavaliere.
Durante il tragitto verso la bocca di porto, il barcaiolo fece sosta a S. Giorgio Maggiore e poi a S. Nicolò del Lido. Raggiunto il mare aperto, i demoni che spingevano l'acqua verso Venezia furono affrontati e battuti dai tre Santi cavalieri: Marco, Giorgio e Nicolò. Sconfitti i demoni, San Marco affidò al barcaiolo un anello, da consegnare all'allora doge Bartolomeo Gradenigo perchè fosse conservato nel Tesoro di San Marco.

2) Un’altra riguarda la storia del contrastato amore tra la nobildonna Maria Partecipazio ed il trovatore Tancredi. Nell'intento di superare gli ostacoli dati dalla diversità di classe sociale, Tancredi parte per la guerra cercando di ottenere una fama militare che lo renda degno di tanto altolocata sposa. Purtroppo però, dopo essersi valorosamente distinto agli ordini di Carlo Magno nella guerra contro i Mori di Spagna, cade ferito a morte sopra un roseto che si tinge di rosso con il suo sangue. Tancredi morente affida a Orlando il paladino, un bocciolo di quel roseto perché lo consegni alla sua (di Tancredi, non di Orlando) amata.
Orlando fedele alla promessa giunge a Venezia il giorno prima di S. Marco e consegna alla nobildonna il bocciolo quale estremo messaggio d'amore del perito spasimante. La mattina seguente Maria Partecipazio è trovata morta con il bocciolo rosso posato sul cuore e da allora, gli amanti veneziani usano quel fiore come rappresentativo pegno d'amore.

3) Nella seconda metà dell'Ottocento (864-881 N.d.r.) Orso I° Partecipazio era Doge di Venezia. Sua figlia amava, riamata, un giovane bello e coraggioso ma di umile famiglia, ragione per la quale suo padre non ne voleva sentir parlare. La ragazza allora consigliò all'innamorato di andare a combattere contro i Turchi(1), in modo da riscattare con la gloria delle imprese le sue umili origini. In breve i racconti sul coraggio e sulle eroiche gesta del giovane giunsero ovunque, finché un messaggero portò a Venezia un fiore ed una triste notizia: il giovane era caduto colpito a morte in combattimento. Prima di morire tuttavia questi trovò la forza cogliere un bocciolo da un cespuglio lì vicino e chiamare un compagno d'armi facendogli promettere di consegnarlo all'amata in segno di un amore e di una fedeltà che nemmeno la morte avrebbe potuto spezzare. Nel raccoglierlo il bocciolo si macchiò del sangue dello sfortunato giovane, tanto da renderlo rosso... come le rose che ancor oggi si donano.

4) Secondo altra leggenda la tradizione del bocolo discende invece dal roseto che nasceva accanto alla tomba dell'Evangelista. Il roseto sarebbe stato donato a un marinaio della Giudecca di nome Basilio quale premio per la sua grande collaborazione nella trafugazione delle spoglie del Santo. Piantato nel giardino della sua casa, il roseto alla morte di Basilio divenne il confine della proprietà suddivisa tra i due figli. Avvenne in seguito una rottura dell'armonia tra i due rami della famiglia (fatto che sempre secondo le narrazioni fosse causa anche di un omicidio), e la pianta smise di fiorire. Un 25 aprile di molti anni dopo nacque amore a prima vista tra una ragazza discendente da uno dei due rami e un giovane dell'altro ramo familiare. I due giovani s’innamorarono guardandosi attraverso il roseto che separava i due orti. Il roseto accompagnò lo sbocciare dell'amore tra parti nemiche coprendosi di boccoli rossi, e il giovane cogliendone uno lo donò alla ragazza. In ricordo di quest’amore a lieto fine, che avrebbe restituito la pace tra le due famiglie, i veneziani offrono ancor oggi il boccolo rosso alla propria amata.

Particolare venexiano, il bocolo è anche dono che in quel giorno i figli usano fare alle mamme.

doc-utimi veri venexiani
doc- stampa leone marciano da u. v. venexiani



Mattis Von Der Schulenburg

11 de junho de 2011

C´è posta per la Serenissima!




C’è posta per la Serenissima!

Postato in Storia veneta il 27 maggio, 2011
Riportiamo tradotta dall’inglese la seguente lettera diplomatica scritta in Parigi dagli Ambasciatori Americani all’Ambasciatore della Serenissima nel 1784, cinque anni prima della Rivoluzione Francese, e tredici anni prima dell’invasione della Serenissima da parte di Napoleone Bonaparte.
Lettera di John Adams, Benjamin Franklin, Thomas Jefferson per la Repubblica Veneta






































«[a] Sua Eccellenza il Cavalier Delfino

Ambasciatore della Repubblica di Venezia

Passy presso Parigi, Xbr 1784

Signore,
gli Stati Uniti d’America riuniti in Congresso, giudicando che un rapporto tra i detti Stati Uniti e la Serenissima Repubblica di Venezia fondato sui principi di eguaglianza, reciprocità e amicizia sarebbe di mutuo vantaggio per entrambe le nazioni, nel giorno dodicesimo dello scorso maggio hanno conferito mandato con sigillo di detti Stati ai Sottoscritti come loro Ministri plenipotenziari, dando loro od alla maggioranza di essi pieni poteri ed autorità, in nome e per conto di essi detti Stati, per conferire, trattare e negoziare con Ambasciatore, Ministro o Commissario della detta Serenissima Repubblica di Venezia investito di pieni e sufficienti poteri, per e con riguardo ad un Trattato di Amicizia e Commercio, per fare e ricevere proposte in materia di un tale Trattato ed infine di concludere e sottoscrivere lo stesso, trasmettendolo ai detti Stati Uniti riuniti in Congresso per la loro ratifica finale.
Ci pregiamo di poter informare sua Eccellenza che abbiamo ricevuto mandato in dovuta forma e che siamo pronti ad entrare in negoziato non appena vi sia da parte della detta Serenissima Repubblica di Venezia un pieno potere all’uopo disposto.
Abbiamo infine l’onore di richiedere a sua Eccellenza di trasmettere questa informazione alla Corte [al detentore della sovranità; NdT] e di farlo con grande rispetto,
Obbedientissimo ed umilissimo servo
di sua Eccellenza,
John Adams, Benjamin Franklin, Thomas Jefferson»

Dopo aver letto questa missiva diplomatica indirizzata alla più antica, più longeva, più rispettabile e più rispettata Repubblica di sempre, spedita con umiltà ed ammirazione dagli Stati Uniti d’America e firmata da tre illustrissimi Padri della Patria americana, forse è ora di ridare il giusto, grande peso alla nostra storica Repubblica. Vogliamo già cominciare cambiando anche il titolo di questo piccolo intervento: “C’è posto per la Serenissima!”.

Alessandro Mocellin


21 de março de 2011

La Pala d´Oro



É um dos mais importantes exemplos da ourivesaria gótico veneziano. Atualmente adorna o altar maior da basílica de S. Marco. É toda cravejada de gemas e pedras preciosas, ouro e esmalte. As pedras são de proveniência de todo o Oriente. A sua confecção foi ordenada pelo doge Pietro Orseolo I (876/878) para embelezar a igeja de S. Marco, então capela ducal. No governo do doge Falier (1102/1118) a peça original sofreu reformas que acrescentaram mais gemas tornando-a ainda mais rica e bela. A sua forma atual foi conseguida em 1345 durante o dogado de Andrea Dandolo. A Pala é dividida em duas partes e tem o formato retangular, com medidas de 348 x 140 centímetros).

La Piave FAINORS Federação Vêneta

Os campanários de Veneza - I Campanili di Venezia




Antigamente, além de sinalizarem as horas e chamar os fiéis às funções religiosas, alguns campanários venezianos tinham também a função de faróis para os navios, como o Campanile di San Marco, o de San Nicolò, no Lido, o de S. Francesco delle Vigne e o de San Pietro di Castello. Ainda hoje os barcos e navios que entram no "bacino" usam algum dos campanários como ponto de referência para assinalar a rota. Também tiveram importância como ponto de observação e eventualmente na defesa da cidade. Os campanários venezianos tem como característica comum o fato de nunca estarem no prumo perfeito, porém um pouco inclinados. Isso se deve ao afundamento pelo enorme peso sobre um terreno geralmente não tão sólido. Alguns tiveram que ser reconstruídos por várias vezes devido desabamentos no decorrer dos séculos.

La Piave FAINORS Federação Vêneta




1 de março de 2010

Nozioni storiche sul Capodanno Veneto



Il calendario Veneto affonda le radici nella notte dei tempi fra i popoli indoeuropei. La zona originaria dei Veneti era il nord dell’Europa centrale (zona Lusaziana), dove gli scavi archeologici degli ultimi 30 anni stanno confermando quello che diverse fonti antiche riportavano. La civiltà veneta antica (venetica) sapeva coltivare, produrre il vino, allevare gli animali, scrivere, lavorare i metalli e le ceramiche, fare arte nelle case e nei monili, già attorno il 3000 Avanti Cristo. Questa civiltà creatrice aveva come divinità principale la Dea Retia che era appunto la divinità della vita, della salute e generatrice di essa. Non stupisce dunque che proprio quando la terra, ancora nel freddo, inizia l’attività generatrice e si prepara alla primavera, ossia nel mese di marzo, proprio allora i veneti festeggiassero la fine del vecchio anno e l’inizio del nuovo. Attorno al 2500 A.C. iniziarono diverse migrazioni dei veneti, secondo alcuni per cause climatiche ed ambientali, secondo altri per una certa naturale espansione di una civiltà che sapeva dare molto alle altre senza bisogno di far guerra. Essi si espansero in tutte le direzioni, cosicché sono di origine indoeuropea anche le popolazioni dell’est come dell ovest fino all’odierno Iran. Verso sud essi si stanziarono anche nell’Anatolia, e successivamente, intorno al 1200 A.C., a seguito della guerra di Troia da cui Antenore fu salvato, si stanziarono nell’alto Adriatico, fondando Padova e altre Città. Forse perché i romani ebbero come capostipite Enea, un discendente di Antenore, anche essi usavano il calendario indoeuropeo con inizio a marzo, ma tuttavia esso non rispondeva bene alle loro necessità dato che era di originario di luoghi soggetti all’inverno artico. Alcuni sostengono che per loro l’anno iniziasse a marzo e fosse intitolato a Marte, ma secondo la mitologia romana arcaica, quella più antica, Marte era appunto il dio della natura, della fertilità, della pioggia e dei tuoni e fu solo successivamente, in età classica , che divenne il dio della Guerra. Comunque fosse, ancora oggi il calendario risente dell’impronta indoeuropea, per cui a partire da Marzo, il mese della rinascita, si contano i dieci mesi, di cui il settimo (settembre), l’ottavo (ottobre), il nono (novembre) e il decimo (dicembre) conservano ancora il ricordo. Il quinto (Luglio ) e il sesto (Agosto ) furono poi intotalati a Julius e ad Cesare Augustus. Gennaio e Febbraio furono aggiunti con varie riforme per dare conto al ciclo delle stagioni che più a sud di dove nacque è diverso nei tempi della luce. Così, anche nella millenaria Serenissima Repubblica l’anno cominciava il 1 Marzo e Gennaio e Febbraio erano gli ultimi mesi dell’anno .

Fonte: Silvana Dal Cero

3 de janeiro de 2010

Le Origini del Popolo Veneto e della Serenissima



"Paphlagones in Italiam transvectì, mox Veneti sunt nominati"

Come riporta Cornelio Nepote, la popolazione veneta, si trasferì in Italia dalla Plafagonia, una antica regione a sud del Mar Nero dove coabitava con altri popoli come i Massaceti, i Saci, i Marondini, i Cauconi, ecc. Il termine "Veneto" deriva dalla forma Heneto o Eneto, antiche denominazioni di quel popolo, che troviamo citate anche da Omero e il cambiamento della forma non appare tanto eccezionale se si pensa che numerosissimi termini greci e poi latini subirono analoga trasformazione: Hesperus divenne Vespero, Hibernus divenne Vibernus e successivamente Verno, ecc..Una conferma la troviamo da Terenzio Varrone, un grammatico contemporaneo di Cicerone, il quale scrisse:" quos Homerus dixit Henetos, ille nunc Venetos appellant". In Paflagonia gli Eneti avevano combattuto a fianco di Troia con la loro cavalleria; certamente la guerra di Troia non aveva avuto le motivazioni romantico-cavalleresche riportate da Omero; molto più probabilmente essa era derivata da un complesso di cause, dall'espansione di popoli giovani alla ricerca di propri spazi, dalla pressione di nuove migrazioni, ecc.; cosi che alla fine della guerra, con la caduta di Troia, si verificò un generale riassestamento delle popolazioni che dette origine a spostamenti di interi popoli, tra le quali vi furono certamente gli stessi Eneti. In un primo tempo gli Eneti si sarebbero trasferiti nella Tracia, poi nell'Illirico ed in fine raggiunsero le rive occidentali e settentrionali dell'Adriatico; complessiva-mente la migrazione durò circa cinque secoli e come ritiene la maggior parte degli storici, sembra che soltanto nel VIII secolo avanti Cristo i Veneti abbiano raggiunto la loro sede definitiva nella regione che da essi stessi prese il nome di Venetia. Non si hanno notizie degli avvenimenti che la popolazione degli Eneti dovette affrontare durante i cinque secoli di migrazione, pare certo comunque che si sia progressivamente imbarbarita pur conservando il carattere originario: coraggiosi, operosi, tranquilli, ecc., caratteristiche queste rilevate da Omero e successivamente riconosciute ed ammirate dai romani, dei quali divennero importanti alleati. E' certo che le lagune fossero abitate sin da epoca preistorica; e, comunque, quando vi giunsero, gli Eneti trovarono altri popoli come Umbri, Etruschi ed Euganei, ecc. ivi stanziati. Dopo un lungo periodo di lotte e sacrifici, i Veneti riuscirono a sopraffare ed assorbire le popolazioni preesistenti organizzandosi con un conveniente ordinamento sociale. La regione occupata dai Veneti è quella che si stende in basso lungo le marine dell'Adriatico tra il Timavo e il Po, racchiusa tra le Alpi del Friuli e del Cadere fino al Lago di Garda. I Veneti marittimi e i Veneti terrestri avevano costituito un considerevole aggregato di popolazioni con un proprio ordinamento sociale, religioso, costumi e tradizioni, dando vita a numerosissimi aggregati urbani; in epoca preromana esistevano già oltre cinquanta città con circa un milione e mezzo di abitanti. Tuttavia essi non ebbero una vita molto tranquilla sia per i continui contrasti con i popoli vicini sia per le continue scorrerie dei Galli che erano giunti fino al Mincio e al Po. Da tali fatti ebbe origine una cordiale intesa tra il popolo Romano e i Veneti e I due popoli ricavarono da questa solidarietà una maggior forza contro il comune nemico, rappresentato dai Galli. Nel 390 a.c. non furono le oche del Campidoglio a salvare Roma ma bensì I Veneti che avevano attaccato le terre dei Galli (lasciate indifese durante la guerra con Roma) costringendoli ad una precipitosa ritirata. I Romani ebbero per i Veneti sempre una notevole ammirazione per la rettitudine di vita, la sobrietà dei costumi, la laboriosità e soprattutto per la correttezza negli affari e per il loro valore militare. Parlando della regione Veneta in Senato, Cicerone ebbe a dire:"llla flos Italie, illa ornamentum populi romani" (Essa è il fiore dell'Italia e ornamento del popolo romano).
LE ORIGINI (dal 466 al 1085)
Come si è detto, il Veneto e la gronda Lagunare erano abitati fin da epoca pre-romana con insediamenti notevoli sia per popolazione sia per importanza economica; tra questi avevano particolare rilievo le città di Padova e di Altino, entrambe dotate di un sistema portuale; i Romani, riconoscendo il territorio veneto come provincia, diedero ulteriore impulso allo sviluppo delle città ed in particolar-modo di Aitino che venne eretta a municipio ed arricchita di costruzioni ed edifici. "Altino era una grande città riboccante di popolo", scrisse il Doge Dandolo. All'epoca di Marco Aurelio, cioè nel 170 d.c., una moltitudine di Marcomanni e Quadi, popoli provenienti dall'oriente, invase il Veneto giungendo fino ad Oderzo, dopo aver annientato le legioni romane; seguirono poi altre invasioni con sempre maggior frequenza di popoli nordici ed orientali, i Goti, i Visigoti, gli Svevi, i Vandali, gli Alani, i Sarmati ed infine gli Unni, guidati da Attila nel 452. L'invasione degli Unni si diresse principalmente verso il Veneto: caddero Padova, Aquileia, e tutte le città del Veneto che per loro disgrazia si trovavano lungo il percorso degli invasori. La furia e la crudeltà degli Unni provocò un esodo generale; parte dei Veneti riparò a Ravenna, parte in Istria; ma la maggior parte si disperse tra le isole delle lagune, che in quell'epoca dovevano costituire un panorama topografico estremamente vario e complesso. Furono abitate per la prima volta le isole di Dorsoduro, Olivolo, Luprio, Gemini, Mercede, Vineole, Bovense, cioè quelle isole che pochi secoli dopo costituiranno il territorio della Città di Venezia, da Veneti provenienti, non solo dalla gronda lagunare ma anche da località più lontane, come Padova, Asolo, Belluno, ecc. In questa occasione non si ebbe un migrazione stabile: i profughi, non appena fu possibile ritornarono ai paesi di origine; tuttavia essa diede origine all'affrancarsi dei Veneti marittimi dai vincoli che li legavano ai Veneti di terra; la distruzione di città come Padova, Oderzo, Aquileia che avevano giurisdizione sugli abitanti delle lagune fece si che questi ultimi si ritrovassero liberi ma senza più alcuna autorità che li proteggesse e pertanto dovettero organizzarsi autonomamente. Nel 466 i capi delle diverse comunità si riunirono a Grado stabilendo che ogni comunità avrebbe eletto un proprio magistrato; "Tribuno"; successivamente, gli eletti si ritrovarono a Grado istituendo una forma di governo repubblicana.
Nel 535, Belisario, per conto dell'Imperatore d'oriente Giustiniano, occupò l'Italia e le terre della Venezia marittima iniziando il dominio bizantino sulle lagune Venete. Un magistrato bizantino governò le isole con residenza prima a Eraclea, poi a Malamocco: solo nel 726 appare un doge indigeno, Orso; ma sia questi sia i suoi successori rimasero alle strette dipendenze dell'esarca fino al 751, anno in cui Venezia acquistò una larga autonomia, senza cessare di riconoscere la sovranità di Bisanzio e di coltivarne un vantaggioso protettorato per i viaggi di mare. Nel confronto fra l'Impero carolingio e quello bizantino, Venezia si schierò con quest'ultimo, resistette agli attacchi franchi (803 e 810) e alla composizione del conflitto e alla definizione dei confini tra i due imperi restò a quello d'Oriente (814), quasi un ponte tra due mondi. In questo periodo il centro politico di Venezia, si spostò a Rialto e qui, dopo la traslazione delle reliquie di S. Marco e la costruzione della basilica, ebbe anche il suo centro religioso. Nei sec. IX e X, con la crescita della città, il legame con Bisanzio si trasformò da sudditanza in alleanza. All'interno, i dogi avevano poteri quasi dittatoriali, senza peraltro riuscire a trasformare in ereditaria la loro dignità elettiva e vitalizia. All'estero, i Veneziani difendevano con successo, insieme ai Bizantini, la libertà della navigazione nell'Adriatico contro pirati slavi e saraceni. Tra la fine del sec. X e i primi dell'XI, la città ottenne larghi privilegi commerciali nell'Impero bizantino (992) in cambio di un'alleanza militare; si assicurò protezione e garanzie da Ottone III di Sassonia per il transito dei suoi mercanti in Italia e in Germania imponendo il suo controllo sulla Dalmazia (999) come necessario per la difesa dei traffici. Formalmente delegato dall'imperatore bizantino, in realtà il doge agiva ormai come il capo di uno Stato indipendente. Nella difesa comune contro i Normanni l'imperatore Alessio I Comneno accordò larghissimi privilegi al commercio veneziano e, in cambio, i Veneziani salvarono dai Normanni il caposaldo bizantino di Durazzo (1085). Venezia mantenne la neutralità nella lotta delle investiture, invece', per non essere sopravanzata da Pisani e Genovesi, prese parte alla I Crociata (1100) e occupò Caifa in Palestina. La notevole potenza assunta da Venezia cominciò a preoccupare gli imperatori bizantini che, nel tentativo di frenarne la crescita, presero a favorire i Pisani, con i quali Venezia aveva una forte rivalità; ciò portò ad una aperta rottura tra la città lagunare e l'impero bizantino (1118) inducendo Venezia ad una serie di imprese militari contro Bisanzio e, in Siria, contro i Turchi, che le fruttarono la conferma e l'estensione dei privilegi del 1082 nell'Impero (1126) e nuovi privilegi e colonie nel regno di Gerusalemme (Ascalona, Tiro). Le crociate diedero inizio al grande impero veneziano del Levante: Venezia dispose propie basi a Costanti nopol i, Tessalonica, Corinto, isole Ionie, Creta, Cipro, Tiro, Caifa, Sidone, Ascalona, Acri, ecc.), nonché ad Alessandria. La gestione di questa vastissima rete d'interessi era essenzialmente commerciale ed affidata per lo più all'iniziativa dei privati mentre lo Stato si limitava a proteggerli. Con l'affermarsi della Repubblica come entità statale, la presenza nelle varie regioni divenne anche politica, tuttavia Venezia non abbandonò mai il criterio "privatistico" degli insediamenti commerciali ai quali la Repubblica forniva una continua protezione e dai quali ricavava ingenti ricchezze.

Ricerca Chiara Sibilla - 1998
Bibl. E. Miozzi: Venezia nei secoli
Archivio Federazione Veneta La Piave FAINORS
Erechim RS Brasile

10 de dezembro de 2009

La Peste a Venezia nel XVI secolo



Nel XVI secolo, se dal punto di vista politico la città di Venezia stava perdendo il suo ruolo centrale, dal punto di vista demografico era in continua espansione: coi suoi 175.000 abitanti, era una delle città più popolose del mondo. Dal punto di vista culturale era una delle capitali europee, dove pittori, scultori, architetti e letterati rispondevano al nome di Tiziano, Tintoretto, Veronese, i Bassano, Palladio, Sansovino, Pietro Aretino, Galileo Galilei. La vivacità culturale era resa possibile da una notevole libertà di pensiero, che faceva sì che molti intellettuali stranieri perseguitati trovassero nella Serenissima una seconda patria. Questo prima dell'infuriare del terribile morbo della peste. Nel triennio 1575-1577 la Serenissima fu scossa dal flagello della peste: favorito dall'altissima concentrazione di abitanti, il morbo serpeggiò a lungo e inflisse delle perdite gravissime, con una recrudescenza drammatica nei mesi estivi del secondo anno. Le vittime furono quasi 50.000, più di un terzo dei suoi abitanti. Il morbo si diffuse principalmente tra le classi povere, a causa di una più diffusa promiscuità e di un tenore di vita precario. All'inizio la gravità del fenomeno fu minimizzata, ma con l'imperversare della pestilenza il governo dovette adottare misure igienico-sanitarie molto restrittive: creò lazzaretti, fece seppellire i morti con la calce, sequestrò case o addirittura interi quartieri, disciplinò i contatti con l'esterno, riuscendo a mantenere in vita le istituzioni. Durante la pestilenza si aggiravano per le calli di Venezia due figure particolari, che avevano a che fare con la malattia: il medico e il pizzicamorti. Il medico era esposto fortemente al rischio del contagio e doveva prendere molte precauzioni: era coperto di una veste nera, probabilmente di tela cerata, ben profumata di bacche di ginepro. Il pizzicamorti era invece il becchino, anche lui protetto da una casacca di tela incatramata e spessi guanti, cui spettava l'ingrato compito di trasportare i cadaveri degli appestati e bruciarli. Portava guanti e una maschera che copriva il viso e i capelli con un caratteristico naso adunco che conteneva aromatici antidoti, avvertiva della sua presenza facendo tinnire i campanelli di bronzo che portava alle caviglie. Il Senato, il 4 settembre 1576, deliberò che il Doge dovesse pronunciare il voto di erigere una chiesa dedicata al Redentore, affinché lo stesso intercedesse per far finire la pestilenza. Ogni anno la città si sarebbe impegnata a rendere onore alla basilica, il giorno in cui fosse pubblicamente dichiarata libera dal contagio, a perpetuo ricordo del beneficio ottenuto. Il 3 maggio 1577, a peste non ancora ufficialmente debellata, fu posta la prima pietra e il tempio votivo, opera di Palladio, fu consacrato nel 1592 (12 anni dopo la morte del celebre architetto). La facciata è caratterizzata da quattro gigantesche colonne che reggono un grande timpano triangolare e sembra essere su tre piani sovrapposti. L'interno è nello stesso tempo solenne e semplice, con pianta a croce latina.
Il 13 luglio 1577 la pestilenza fu dichiarata definitivamente debellata, e si decise, dunque, di festeggiare la liberazione dalla peste la terza domenica del mese di luglio. All'aspetto religioso della celebrazione si affiancò subito l'aspetto di festa popolare, momento liberatorio dopo tanta tristezza. Per attraversare il Canale della Giudecca e per consentire il transito della processione, già nel primo anno fu allestito un imponente ponte di barche, elemento caratterizzante della festività. Attorno al ponte e al tempio votivo il vociare di gente festante e gioiosa, a piedi o in barche riccamente addobbate, conferiva alla festa anche un aspetto profano, dove alla devozione popolare si accompagnavano piacere e divertimento. Era una notte di veglia, la "notte famosissima", che si concludeva solo con l'arrivo dell'alba.

Fonte: Arquivos da La Piave FAINORS

8 de dezembro de 2009

Venezia e l´Islam 828-1797 - Mille anni di storia




622. Ha inizio l’era musulmana con l’egira (spostamento, migrazione) del profeta Maometto da Mecca a Yathrib (Medina). Il profeta vi morirà dieci anni dopo e l’espansione a occidente (in Europa), a oriente (ai confini dell’India), oltre che sul bacino del Mediterraneo, sarà rapidissima, comprendendo ben presto (638) anche la Terra Santa.


697. Venezia, avamposto dell’impero bizantino, nomina il suo primo Doge, Paoluccio Anafesto.


827. Sbarco dei Musulmani a Mazara (Sicilia): la dominazione dell’isola durerà dal 902 al 1060.


828/829. Appropriazione da parte dei veneziani delle presunte reliquie di San Marco trafugate ad Alessandria d’Egitto. Costruzione di un primo palazzo ducale e della cappella di San Marco. Venezia estende la propria influenza sulla Dalmazia. IX-X secolo. La flotta veneziana combatte i corsari saraceni nell’Adriatico. Primi trattati tra sovrani musulmani dell’Africa del Nord, Siria, Egitto e la Serenissima.


1063-1094. Costruzione della terza basilica di San Marco (l’attuale) con l’impiego di maestranze bizantine


1082. Crisobolla (bolla d’oro) dell’imperatore bizantino che concede a Venezia privilegi commerciali sulle rotte d’oriente.


1099. Prima crociata: presa di Gerusalemme.


1104. A Venezia, inizio della costruzione dell’Arsenale. I veneziani installano fondaci a Gerusalemme, Alessandria, Acri, Beirut, Aleppo, Damasco, Tabriz. Sviluppo dell’arte vetraria a Venezia.


1171-1260. Salah al-Din Ayyub (Saladino) mette fine al califfato fatimide in Egitto. Dal 1174 regno degli Ayyubidi sul Vicino Oriente arabo.


1187. Il Saladino riconquista Gerusalemme. 1204. Quarta crociata e sacco di Costantinopoli. La celebre quadriga in bronzo viene installata sulla facciata della Basilica di San Marco.


1207-1231. Trattati commerciali tra Venezia e il sultanato di Aleppo e i regni di Tunisia, Tripolitania, Cabilia (Algeria); colonie veneziane ad Alessandria.


1250. Fondazione della dinastia mamelucca che estende la sua autorità sull’Egitto e sulla Siria.


1261. Riconquista di Costantinopoli da parte di Michele Paleologo e cacciata dei veneziani.


1280-1324. Il sultano Osmân I fonda la dinastia ottomana. 1291. I Mamelucchi cacciano gli ultimi crociati (e i veneziani) da Acri.


1326-1344. Embargo del pontefice sul commercio con l’Egitto. Metà del XIV secolo. Apertura progressiva delle linee di navigazione delle galere verso l’Oriente (Alessandria e Beirut).


1347-1348. Carestia e peste nera. 1388. Trattato commerciale tra Venezia e i Turchi.


1346-1371. I Turchi si insediano in Europa (Tracia) e fondano la loro nuova capitale a Edirne (Adrianopoli).


1375. Consoli veneziani ad Alessandria, al Cairo, a Damasco e a Beirut.


1402. Sconfitta ottomana ad opera di Tamerlano. 1404. Venezia si espande verso la Terraferma. 1409. Venezia conquista la Dalmazia.


1442. Trattati commerciali tra Venezia e il sultano Mamelucco.


1421-1444. Mûrad II ristabilisce lo Stato ottomano, annette la Serbia, conquista la Morea e arricchisce la capitale.


1444-1481. Regno di Maometto II il Conquistatore.


1453. Presa di Costantinopoli e fine dell’Impero Bizantino. Nel ’58 il sultano stabilisce la propria capitale nella città conquistata che diventa Istanbul.


1460-1479. Gli ottomani conquistano le rive del mar Nero e le isole dell’Egeo.


1471. Il veneziano Caterino Zen ambasciatore in Persia per un’alleanza antiturca.


1473. Venezia inizia il secondo ampliamento dell’Arsenale (Arsenale nuovissimo). Prospera il commercio in particolare con Alessandria.


1479. Il pittore veneziano Gentile Bellini è inviato a Istanbul per ritrarre Maometto II.


1482. Nuovi trattati tra Venezia e i Turchi.


1485-1491. Guerra tra i mamelucchi e gli ottomani.


1489. Cipro diventa veneziana.


1499. Artisti veneti tra cui Cima da Conegliano e Giovanni Mansueti dipingono scene della vita di San Marco ad Alessandria per la chiesa dei Crociferi e la Scuola Grande di San Marco


1499-1502. I veneziani perdono possedimenti greci (Methoni).


1501. Avvicendamento della dinastia Safavide in Persia (Shah Ismâ’îl I (1501-1524). 1507. Trattato commerciale tra Venezia e il sultano d’Egitto.


1508. Lega di Cambrai (il Papa Giulio II, il re di Francia Luigi XII, l'imperatore Massimiliano I d’Austria e il re Ferdinando II d'Aragona) contro Venezia.


1509. Disfatta veneziana a Agnadello e perdita della Terraferma.


1516. Vittoria degli Ottomani sui Mamelucchi; occupazione di Siria, Palestina, Egitto.


1538. Battaglia navale di Prevesa. Supremazia turca sul mare. 1520-1566. Regno di Solimano il Legislatore (Solimano il Magnifico).


1534. Occupazione ottomana di Bagdad, il mondo arabo passa sotto la dominazione ottomana. Metà del XVI secolo. Gli Ottomani controllano tutte le rotte carovaniere in Oriente; i mercanti veneziani continuano a frequentare assiduamente Alessandria.


1566. Morte di Solimano, apogeo dell’impero ottomano che si estende dall’Austria al golfo persico. 1570. Conquista ottomana di Cipro.


1571. Battaglia di Lepanto (7 ottobre) ; sconfitta ottomana.


1575-1577. Grande peste a Venezia e voto di erigere la chiesa del Redentore. Fine del XVI secolo. Prospero Bonarelli scrive Solimano, dramma storico.


1593-1606. Guerra ottomana contro gli Asburgo.


1603. Il sovrano safavide Shah ‘Abbas I di Persia manda a Venezia un emissario per discutere del comune problema degli Ottomani.


1621. La Repubblica di Venezia assegna ai Turchi il Fondaco nel palazzo veneto-bizantino sul Canal Grande già appartenuto alla famiglia Pesaro.


1630-1631. Ultima epidemia di peste a Venezia, seguita dalla costruzione della chiesa della Salute. 1645-1669. Guerra di Creta, pace siglata a Candia.


1683-1699. La guerra della Lega Santa contro l’Impero ottomano provoca l’arretramento turco. 1694. Francesco Morosini Peloponnesiaco riconquista la Morea.


1714-1718. Nuova guerra Venezia/Impero ottomano- perdita della Morea. Pace di Passarowitz (1718).


1797. Fine della Repubblica Veneziana. Enezia e LMille anni di storia

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622. Ha inizio l’era musulmana con l’egira (spostamento, migrazione) del profeta Maometto da Mecca a Yathrib (Medina). Il profeta vi morirà dieci anni dopo e l’espansione a occidente (in Europa), a oriente (ai confini dell’India), oltre che sul bacino del Mediterraneo, sarà rapidissima, comprendendo ben presto (638) anche la Terra Santa.


697. Venezia, avamposto dell’impero bizantino, nomina il suo primo Doge, Paoluccio Anafesto. 827. Sbarco dei Musulmani a Mazara (Sicilia): la dominazione dell’isola durerà dal 902 al 1060.


828/829. Appropriazione da parte dei veneziani delle presunte reliquie di San Marco trafugate ad Alessandria d’Egitto. Costruzione di un primo palazzo ducale e della cappella di San Marco. Venezia estende la propria influenza sulla Dalmazia. IX-X secolo. La flotta veneziana combatte i corsari saraceni nell’Adriatico. Primi trattati tra sovrani musulmani dell’Africa del Nord, Siria, Egitto e la Serenissima.


1063-1094. Costruzione della terza basilica di San Marco (l’attuale) con l’impiego di maestranze bizantine


1082. Crisobolla (bolla d’oro) dell’imperatore bizantino che concede a Venezia privilegi commerciali sulle rotte d’oriente. 1099. Prima crociata: presa di Gerusalemme.


1104. A Venezia, inizio della costruzione dell’Arsenale. I veneziani installano fondaci a Gerusalemme, Alessandria, Acri, Beirut, Aleppo, Damasco, Tabriz. Sviluppo dell’arte vetraria a Venezia.


1171-1260. Salah al-Din Ayyub (Saladino) mette fine al califfato fatimide in Egitto. Dal 1174 regno degli Ayyubidi sul Vicino Oriente arabo.


1187. Il Saladino riconquista Gerusalemme.


1204. Quarta crociata e sacco di Costantinopoli. La celebre quadriga in bronzo viene installata sulla facciata della Basilica di San Marco.


1207-1231. Trattati commerciali tra Venezia e il sultanato di Aleppo e i regni di Tunisia, Tripolitania, Cabilia (Algeria); colonie veneziane ad Alessandria.


1250. Fondazione della dinastia mamelucca che estende la sua autorità sull’Egitto e sulla Siria.


1261. Riconquista di Costantinopoli da parte di Michele Paleologo e cacciata dei veneziani.


1280-1324. Il sultano Osmân I fonda la dinastia ottomana.


1291. I Mamelucchi cacciano gli ultimi crociati (e i veneziani) da Acri.


1326-1344. Embargo del pontefice sul commercio con l’Egitto. Metà del XIV secolo. Apertura progressiva delle linee di navigazione delle galere verso l’Oriente (Alessandria e Beirut). 1347-1348. Carestia e peste nera.


1388. Trattato commerciale tra Venezia e i Turchi.


1346-1371. I Turchi si insediano in Europa (Tracia) e fondano la loro nuova capitale a Edirne (Adrianopoli). 1375. Consoli veneziani ad Alessandria, al Cairo, a Damasco e a Beirut.


1402. Sconfitta ottomana ad opera di Tamerlano.


1404. Venezia si espande verso la Terraferma.


1409. Venezia conquista la Dalmazia.


1442. Trattati commerciali tra Venezia e il sultano Mamelucco.


1421-1444. Mûrad II ristabilisce lo Stato ottomano, annette la Serbia, conquista la Morea e arricchisce la capitale.


1444-1481. Regno di Maometto II il Conquistatore.


1453. Presa di Costantinopoli e fine dell’Impero Bizantino. Nel ’58 il sultano stabilisce la propria capitale nella città conquistata che diventa Istanbul.


1460-1479. Gli ottomani conquistano le rive del mar Nero e le isole dell’Egeo.


1471. Il veneziano Caterino Zen ambasciatore in Persia per un’alleanza antiturca.


1473. Venezia inizia il secondo ampliamento dell’Arsenale (Arsenale nuovissimo). Prospera il commercio in particolare con Alessandria.


1479. Il pittore veneziano Gentile Bellini è inviato a Istanbul per ritrarre Maometto II.


1482. Nuovi trattati tra Venezia e i Turchi.


1485-1491. Guerra tra i mamelucchi e gli ottomani. 1489. Cipro diventa veneziana.


1499. Artisti veneti tra cui Cima da Conegliano e Giovanni Mansueti dipingono scene della vita di San Marco ad Alessandria per la chiesa dei Crociferi e la Scuola Grande di San Marco


1499-1502. I veneziani perdono possedimenti greci (Methoni).


1501. Avvicendamento della dinastia Safavide in Persia (Shah Ismâ’îl I (1501-1524).


1507. Trattato commerciale tra Venezia e il sultano d’Egitto.


1508. Lega di Cambrai (il Papa Giulio II, il re di Francia Luigi XII, l'imperatore Massimiliano I d’Austria e il re Ferdinando II d'Aragona) contro Venezia.


1509. Disfatta veneziana a Agnadello e perdita della Terraferma. 1516. Vittoria degli Ottomani sui Mamelucchi; occupazione di Siria, Palestina, Egitto.


1534. Occupazione ottomana di Bagdad, il mondo arabo passa sotto la dominazione ottomana. Metà del XVI secolo. Gli Ottomani controllano tutte le rotte carovaniere in Oriente; i mercanti veneziani continuano a frequentare assiduamente Alessandria.


1538. Battaglia navale di Prevesa. Supremazia turca sul mare. 1520-1566. Regno di Solimano il Legislatore (Solimano il Magnifico).


1566. Morte di Solimano, apogeo dell’impero ottomano che si estende dall’Austria al golfo persico.


1570. Conquista ottomana di Cipro.


1571. Battaglia di Lepanto (7 ottobre) ; sconfitta ottomana.


1575-1577. Grande peste a Venezia e voto di erigere la chiesa del Redentore. Fine del XVI secolo. Prospero Bonarelli scrive Solimano, dramma storico.


1593-1606. Guerra ottomana contro gli Asburgo. 1603. Il sovrano safavide Shah ‘Abbas I di Persia manda a Venezia un emissario per discutere del comune problema degli Ottomani.


1621. La Repubblica di Venezia assegna ai Turchi il Fondaco nel palazzo veneto-bizantino sul Canal Grande già appartenuto alla famiglia Pesaro.


1630-1631. Ultima epidemia di peste a Venezia, seguita dalla costruzione della chiesa della Salute.


1645-1669. Guerra di Creta, pace siglata a Candia.


1683-1699. La guerra della Lega Santa contro l’Impero ottomano provoca l’arretramento turco.


1694. Francesco Morosini Peloponnesiaco riconquista la Morea.


1714-1718. Nuova guerra Venezia/Impero ottomano- perdita della Morea. Pace di Passarowitz (1718).


1797. Fine della Repubblica Veneziana.